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I Dannati del Priamar di Gianfranco Vanagolli

Gianfranco Vanagolli, I Dannati del Priamar, Il Frangente, Verona, 2021

pp.160, euro 16,00

Degna di un film la vicenda umana che si snoda fra costa toscana e Arcipelago, ripresa da Gianfranco Vanagolli per farne un romanzo: I dannati del Priamar, edito dal Frangente di Verona. Una realtà romanzata, costruita su un fatto accaduto nell’ottobre 1943, nell’Italia disorientata dell’armistizio, che l’autore costruisce sapientemente dando fisionomia precisa ai personaggi. La trama: quattordici detenuti indesiderabili, tisici o mal ridotti per le botte ricevute durante una sommossa, vengono imbarcati su un rimorchiatore, il Priamar, che dividono con i sei membri dell’equipaggio e una scorta di militari tedeschi. Devono raggiungere il carcere di Porto Longone, che però li rifiuta; né trovano accoglienza negli altri reclusori dell’arcipelago. Alla fine approdano a Marina di Campo da dove raggiungono, incatenati, Procchio. Su quella spiaggia, di fronte a tanta bellezza, una giustizia sommaria interrompe la loro speranza di vivere. Tutte le vicende confluiscono in un’acme, che però non conclude il libro. C’è un ritorno, un recupero ragionato di tutta la vicenda, il racconto del “dopo” di ognuno dei protagonisti. La sorte, la fortuna, interrogativi profondi, pietas, permeano intimamente questo bel romanzo di mare, il secondo di Gianfranco Vanagolli, dopo “Bandiera a bruno per la Diletta Mauro” (Roma, Ensemble, 2019), che arricchisce il panorama della migliore narrativa di settore.

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